Foresta nera 1….5 maggio 2013

 

Viaggio nella foresta nera 01/5 -5/5/2013.

 Sul sito già da tempo  comparso il programma, e l’argomento si è fatto   prepotentemente strada tra i  discorsi del motoclub.

Ago e Roberto hanno effettuato le prenotazioni trovando una  landhaus “letteralmente casa di campagna”con un costo notte dal volto umano.  Franco ha montato i faretti supplementari, essendo la foresta nera non si sa mai.  I più stanno eseguendo i tagliandi ai propri mezzi.

1/5

E’ arrivato il momento, oggi è il 1° maggio e noi lavoratori, con qualche abusivo nel gruppo (pensionato, beato lui) siamo pronti a partire.

Ci ritroviamo come sempre davanti alla COMAU , alle 7,15 come previsto, Monica e Agostino  Michela e Roberto,  Aurora e Luigi , Rina  e Antonio , Marilena e Franco,  Cinzia e Maurizio, Antonio, Donato, otto moto e quattordici persone.

La giornata si presenta con un cielo plumbeo, l’asfalto è lucido dalla pioggia precedente, ognuno già veste la tuta antipioggia e il giubbino ad alta visibilità .

Ore 7,30 Agostino dà il via sarà lui a fare strada e subito dietro Roberto a  controllare e mantenere  unito il gruppo.

Si parte in fila indiana verso la tangenziale in direzione Aosta con destinazione Schwarzwald

Germania al centro della foresta nera nella regione Baden-Württemberg .

Da lì a poco la pioggia inizia ad accompagnarci, fedele amica delle nostre uscite in Germania, (si và bene ma siamo appena partiti).   Lo stillicidio ci perseguita sino al tunnel del Gran S. Bernardo.

Attraversato il tunnel ci ritroviamo nella ridente Svizzera dove non solo non piove ma un timido sole sembra dirci: “ guardate che qui siamo al Sud” della Lapponia ovviamente.

Il gruppo si ferma per la prima sosta in un bar, ristorante, bazar e qui oltre a degustare un caffè  franco/svizzero (a voi i commenti). Acquistiamo la “vignette” che ci permetterà di viaggiare su tutte le autostrada Svizzere ad una  cifra ragionevole  ( 33 euro con validità di un anno) ma occorre pagarla in contanti non accettano carte di credito.

Ripartiti,  percorriamo la statale E27  e poi entriamo nella autostrda A9 verso Montreaux,  per continuare sulla A12 verso Friburgo e poi Berna;  infine sulla A1 che ci poterà a sconfinare in Germania.

Il viaggio è gradevole ci accompagna un sole generoso che porta la temperatura intorno ai 20°, il paesaggio è quello tipico autostradale con bei scorci che puoi vedere per pochi secondi.

Fatti 250 km. Provvediamo a fare benzina e finalmente ci possiamo togliere le tute antipioggia.

Presso la cittadina di Rheinfelden entriamo in Germania lasciamo l’autostrada e inizia la nostra avventura nel suolo teutonico.

Percorriamo la statale  317 in direzione Schonau-Titisee,  ormai ora di pranzo e i nostri prodi sulle note della “cavalcata delle Valchirie”( Richard Wagner) si lanciano alla ricerca di un ristoro.

Siamo fortunati in grazioso paese imbattiamo in un ristorante italiano, a servirci è un loquace cameriere macedone, sposato con una napoletana. Parlano tutti italiano e la cucina è decisamente buona.

I più affezionati chiedono la pasta, altri optano per un risotto e una per un minestrone.

I pasti sono buoni solo il minestrone delude sia per quantità (servito in una tazza da te) che per gusto.

Rinvigoriti dal pranzo e da un generoso mezzo litro   di birra  si riparte.

Siamo ormai nei pressi di  Titisee e dall’alto della statale che scorre ad una quota di livello superiore del lago ne scorgiamo i primi segni.  Sulle cui rive intravediamo  una bella cittadina. 

Arriviamo a Titisee  nei pressi di un parcheggio,  scendiamo dalle   moto e scopriamo che il l’area  è dotata, oltre di  decenti bagni, di armadi porta caschi e giacche del tutto gratuiti.

Alleggeriti dall’armatura ci  inoltriamo nel paese in direzione del l lago.

L’atmosfera è quella tipica di un paese turistico in più  tedesco;  ordinata,  pulita, ricca di fiori e con costruzioni molto belle e un fiorire di negozi di souvenir e di ristoro.

Il lago non è maestoso, è come dire contenuto e sobrio,  comunque molto gradevole.

Si passeggia a gruppi incontrandosi più volte per la via centrale di Titisee, ognuno fotografando ciò che più lo colpisce.

È ora di andare verso la pensione o meglio alla “ Landhaus Lena”  in  Kandelstrasse  8  Schonwald ,  quindi ci dirigiamo sulla statale  500 in direzione Furtwangen-Schonwald.

A 20 km circa dalla meta ad un incrocio ci si rende conto che Antonio, Maurizio e Cinzia non sono più dei nostri.   Raggiunti telefonicamente concordiamo di ritrovarci all’hotel.

Ci ricongiungiamo nel paese di Schonwald ormai alla meta.

Poco dopo parcheggiamo le moto davanti alla Landhaus Lena (casa di campagna Lena) sono circa le 18,00.

Prendiamo possesso delle camere scarichiamo i bagagli ed appuntamento alle 19,15 per  cercare un ristorante.

La casa di campagna è carina, le camere confortevoli e pulite.

Doccia, cambio d’abito ed eccoci tutti pronti per la cena. Ci avviamo per le vie del paese, praticamente deserte, verso un  ristorante censito su internet.  Schonwald  si presenta apparentemente senza grandi attrattive architettoniche; l’insieme comunque risulta piacevole.

Camminiamo,  guardandoci attorno, si  scorgono case con giardini curati e prive di recinzioni.

Le ampie finestre lasciano intravedere degli interni accoglienti.

Tutto ciò  infonde un senso di ordine  di pulizia e serenità, che non deve essere confuso con la banalità ma piuttosto valutato come  un senso di tranquillità interiore.

Per la legge dell’inversamente proporzionale più si è stanchi più si è scelti il ristorante lontano.

Ormai ci siamo,  praticamente è finito anche il paese,  l’ insegna recita “Gaststatte Klossterstuble” .

L’oste e la signora ostessa ci accolgono con familiarità.  La locanda è carina ed una simpatica cameriera ci accompagna al tavolo comunicando con noi tra un misto di tedesco/inglese/italiano.

Siamo in 14 e la tavolata assume una certa importanza essendo i più numerosi, chiassosi e italiani.

La cameriera addetta a noi è carina e gradevole con due occhi sorridenti e intelligenti, non è una ragazzina, ma quanto spigliatezza e voglia di scherzare non  è seconda ad una adolescente.

La comanda in qualche modo è stata effettuata e all’arrivo delle pietanze   ad occhio e croce  sembra  che ognuno sia  soddisfatto di ciò che  ha nel piatto.

Sul tavolo i bicchieri   di birra  e   minerale si levano,  si brinda al gruppo.

La serata scorre come sempre con allegria coinvolgendo anche il personale e qualche  avventore.

Il pasto e il posto ci ha soddisfatti tanto è vero che ci torneremo altre due volte.

Torniamo in albergo,  le ultime scemate un saluto e un occhiata alle moto parcheggiate tutte in fila muso rivolto verso la strada in puro stile easy rider.

 

02/5

Sono le  sei e mezza,  guardando dalla finestra un timido sole si affaccia tra le nuvole. qualcuno è già fuori ad asciugare la moto dalla pioggia notturna da li a un ora, noi maschietti, siamo tutti ad imitare lo stesso mestiere.

Alle 8,30 ci ritroviamo in una calda e bella sala da pranzo per fare una robusta colazione dolce/salata.

La signora Lena (almeno credo) ci serve le bevande calde e provvede a rimpinguare il buffet man mano che lo svuotiamo.  La colazione a buffet è nella media, onesta nell’ insieme delle cose che offre, mancano principalmente yogurt, biscotti e/o torte.  Non lesina comunque in quantità e offre pani di vario tipo, formaggi affettati, marmellate (confezionate) confetture per me indecifrabili e quindi non assaggiate, burro, succo di frutta, ecc…..

Ore 9,30  il programma prevede di recarci alle Wasserfall per la visita alle cascate.

Siamo tutti in sella,  Agostino si scambia un cenno di intesa con Roberto e si avvia.

Il percorso è breve da li a pochi chilometri siamo già arrivati.  Parcheggiamo le moto facciamo le foto di rito davanti  al cartello di ingresso e ci avviamo verso la biglietteria, ove non paghiamo grazie ad una carta di convenzione che ci ha fornito “la signora Sylvia della Landhaus Lena”.

Le cascate si trovano all’interno di un bosco,  ove hanno realizzato dei camminamenti che permettono di seguire il corso del torrente e delle cascate.

Il bosco è fitto,  con abeti che per la loro quantità e vicinanza crescono verticalmente dritti e tesi verso il cielo sino quasi a toccarlo.  Il sottobosco è umido e ricco di muschio il sole a stento lo raggiunge.  La zona che visitiamo pone la foresta sulla costa di un monte con una forte inclinazione è qui il torrente forma le  cascate.

Il percorso è ben organizzato e quando gli alberi si diradano si vede il sottostante e vicinissimo paese La camminata nel parco porta sino in paese.  Più tendiamo a scendere e maggiori sono i salti che compie il torrente.

La generosa portata dell’acqua genera un fragore e una nebulizzazione che stordisce e rinfresca.

Rimaniamo per un  po’ ad ammirare una natura rigogliosa e forte.

Il paese è ormai a due passi, ma le moto sono in cima quindi ci tocca fare il percorso a ritroso ed in salita. All’uscita della  biglietteria uno scoiattolo fa le ultime evoluzioni per attirare i turisti e soprattutto per ricevere le noccioline che si acquistano alla biglietteria.

In sella,  poche curve e siamo di nuovo parcheggiati al centro di Triberg.

Antonio e Rina tirano fuori una scatola di cioccolatini Ferrero che  cercano di aprire dalla Comau.   Per l’ennesima volta li ringraziamo dicendo…”dopo”.

Antonio è fermo sulla sua decisione , adesso o mai più.     Come nel Gladiatore, Antonio,  nelle vesti dell’ Ispanico si mette alla testa del gruppo,  apre con gesto veloce la scatola e incita:…..”scateniamo l’inferno”.

Non è proprio andata così ma l’ambiente era quello giusto, la foresta c’era, il cielo grigio pure  e la scatola è comunque finita.

Triberg è una cittadina turistica, alberghi, negozi e quanto altro.

Un negozio con un enorme orologio a cucù sull’insegna ci attrae e ci invita ad entrare.

All’interno vi sono un infinità di orologi a cucù da quelli a basso costo con movimenti elettronici   a quelli meccanici più importanti per fattura e dimensione e tipicità.

Terminata la visita e fatto gli acquisti di rito di nuovo in sella verso Schonach a visitare l’ orologio cucù + grande al mondo.

La strada è breve in poco tempo siamo davanti  all’orologio a cucù più grande del mondo che è realizzato in una costruzione che apparentemente sembra una casetta ma in realtà è un cucù.

Visita foto e via verso il lago di Titisee , anche  per poter  mangiare.

Titisee lo abbiamo già visitato ieri, ognuno di noi decide  di pasteggiare a seconda del proprio gusto e voglia, vista l’abbondante colazione, ci si ritroverà verso le due.

Il cielo è minaccioso,  ma tiene,  almeno sino a questo momento.

Consumato il pasto e fatto una passeggiatina in questo gradevole paese,  ci dirigiamo alla volta di un altro lago presso Schluchsee .

Arrivati a Schluchsee, parcheggiamo poco distanti da una stazione ferroviaria.

Le rotaie formano un ampia curva che segue la riva del lago, attraversano la stazione e proseguono  e là verso il fondo, il paese.  L’immagine ricorda la costruzione dei plastici in scala HO dei trenini.

Procediamo a piedi nella direzione opposta dirigendoci verso una spiaggia, peraltro in discesa . Ci fermiamo su delle panchine che permettono di rimirare il lago.

Sulle rive del lago si parla,  ci si riposa,  è ormai quasi ora di merenda.

La voglia di un caffè ci spinge a recarci sul promontorio della spiaggia in discesa dove c’è un bar.

Il locale non è male e offre una bella veduta sul lago.     Nel banco frigo fanno bella mostra di se una serie di torte tra cui la tipica Schwarzwälder Kirschtorte, la torta della foresta nera.

Si fa merenda e si beve del caffè (non comment),  nel frattempo la pioggia decide di onorarci.

Saldato il conto si va verso le moto ad infilare le tute antipioggia.  Giusto in tempo,  la pioggia diventa più insistente è ora di rientrare verso l’albergo.

Si viaggia sotto la pioggia per circa un ora, l’asfalto è lucido ma i pneumatici sono nuovi o in buono stato  e  assolvono in modo eccellente il loro lavoro.

La strada scorre,  le curve non mancano,  il paesaggio è appannato dalla pioggia, riconosco l’ultimo incrocio ci siamo.   La  sig.ra Sylvia si arrabbierà non poco per i litri d’acqua che riverseremo sulla moquette.

Parcheggiamo, ognuno in camera, via la tuta antipioggia via i vestiti e doccia.

Ci si ritrova per la cena ha smesso di piovere, la temperatura si è abbassata, ci avviamo verso il ristorante dove Agostino si è fermato a prenotare  per le 8,30.

La cameriera ci accoglie con un sorriso.  Ormai sa di cosa si tratta.

Contrariamente alla prima sera le ordinazioni riescono ad essere effettuate celermente.

La cena è buona, l’allegria non manca e siamo sempre il centro d’attrazione degli altri avventori.

Torniamo dalla Sig.ra  Sylvia  ancora due sciocchezze un saluto e domani di nuovo pronti.

03-05

Maurizio è già in piedi ad asciugare la moto.  Antonio ed io che condividiamo la stanza,   siamo già svegli,  i più dormono ancora.

La giornata si presenta velata con una foschia che ci accompagnerà sino a tarda mattinata.

Ad uno ad uno i conducenti  (così sono  definiti nell’elenco dei soci iscritti) imitano Maurizio sino all’ora di fare colazione.

E’ ora di partire,  visto le condizioni climatiche indossiamo le tute antipioggia,  poi  solito rituale, gesto di intesa tra  Agostino e Roberto e via verso Gutach; al Vogtsbauernhof,  museo case storiche.

Il  Vogtsbauernhof è un bel esempio di museo all’aperto la struttura è ben organizzata e ben realizzata (manco a dirlo).

Il Museo, fondato nel 1963, ospita 6 grandi fattorie che con i loro edifici collaterali ricostruiscono la vita rurale nella Foresta Nera tra il XVI ed il XX sec

Il Vogtsbauernhof, è l’unico edificio originale, non ricostruito, del 1570 e abitato fino al 1965.

Al pianterreno ci sono il soggiorno, la cucina e le stalle. Al piano superiore le camere da letto e il fienile. La casa non ha camini.  Il fumo saliva direttamente in soffitta ( probabilmente in una intercapedine) e aiutava a riscaldare nelle gelide notti invernali tedesche.

La visita dura quasi tutta la mattinata e dopo aver fatto una sosta ad un chiosco bevendo un pessimo caffè e decidiamo di recarci alla prossima meta.

Prendiamo la strada in direzione Wolfach per una  visita fabbrica di vetro.

Arriviamo in un sito tipicamente industriale, si parcheggia su un lastricato di mattoni autobloccanti all’interno della fabbrica/rivendita.

L’insegna con stilizzato un soffiatore di vetro recita: dorotheenhutte glashutte Wolfach.

La cosa che più  colpisce che sotto una tettoia vi è un buon numero di statue di legno che fanno bella mostra dell’ arte dell’intaglio.   Non indaghiamo le apprezziamo così come sono e ci rechiamo all’interno dell’edificio.

Entriamo in un coloratissimo  show room  con esposta tutta la produzione di manufatti in vetro.  Evitiamo i paragoni con Murano ma lo stile e quello.      La differenza che tra migliaia di vetri colorati vi è un ampia area dedicata al natale aperta tutto l’anno.

Una parte del gruppo decide di visitare anche la fabbrica, potendo ammirare il lavoro certosino dei maestri vetrai nel creare capolavori di vetro soffiato, la restante preferisce aspettare in giardino visto che il tempo tiene.

Nell’attesa che gli altri terminano la visita,  sotto un gazebo, impegnati in una focosa discussione social – politica,  si parcheggiano poco distante  tre bikers.

Il più bikers dei tre, pantaloni e giubbotto in pelle, orecchini a teschio, barba e capelli lunghi, folti  e bianchi si avvicina a noi e osservando il tricolore sul colletto delle felpe del motoculb , ci chiede:

“..italiani…”  ad un coro di “…yes  italian…”   esclama “….BERLUSCONI…..” seguendo una  grassa risata di sottointeso.

Segue un coro di:  we are notfor Berlusconi  gran risata da parte di tutti e il discorso viene sviato sulla provenienza.  Se  ben compreso  Liechtenstein o giù di lì.

Siamo di nuovo tutti insieme,  il programma prevede di percorrere la mitica strada della foresta nera, ossia la B 500 e un giro al lago di  Mummelsee. Saltiamo il lago vista l’ora per poter arrivare a Baden Baden.

Lungo la strada, ci fermiamo ad indossare nuovamente le tute antipioggia.  La strada è in salita e la pioggia ci tiene compagnia e “scolliniamo”, ad occhio, siamo attorno i 1.000 mt.

Rallentiamo a distanza si vede una macchina della  polizei.

Una motociclista accanto alla sua moto  parla con una poliziotta, mentre  una seconda moto è nella cunetta che corre accanto alla strada.   Credo che passando ognuno di noi abbia augurato al malcapitato collega di non aver subito nulla di grave.

Li oltrepassiamo,   prendiamo velocità,  la strada offre ampie curve che invitano alle “pieghe”.

Sui margini dell’asfalto  vi sono degli strani cartelli che raffigurano una moto, una curva e una freccia  in direzione verso l’esterno.  Così come è successo al malcapitato poco prima incontrato.

Siamo finalmente a Baden Baden sono quasi le 16,00 e il tempo è migliorato.  Riusciamo a parcheggiare in centro città in un minuscolo parcheggio.

Raggiungiamo il centro attraverso una strada in discesa costellata di alberghi  che sbocca in una grande piazza ( Augustaplatz) dominata dalla cattedrale evangelista in stile gotico.

Il gruppo si divide tra quelli che vogliono fare merenda e quelli che preferiscono prima fare un giro.

Baden Baden è una città elegante,  con palazzi fine 800 signorili e negozi della stessa levatura.

Ci inoltriamo a gruppi  nelle vie per visitarle, non mancano parchi, fiori  e fontane ci si ritrova tra i vari incroci per perdersi subito dopo e ritrovarsi ancora.

 Ormai è quasi sera, il gruppo si è ricompattato e decide di cenare sulla strada del ritorno per poter sfruttare tutto il pomeriggio a Baden Baden .

Torniamo al parcheggio il tempo peggiora, per l’ennesima volta indossiamo le tute antipioggia e partiamo alla volta di Freudenstadt e Schiltach.

Riprende a piovere;  non riusciamo a fermarci Freudenstadt,  l’attraversiamo passando in mezzo ad un ampia piazza molto bella.

Giunti  Schiltach , Agostino scorge unparcheggio coperto,  un vero lusso per dei motociclisti sotto la pioggia.   Monica e Cinzia vanno in avanscoperta e trovano un posto per mangiare.

Nel frattempo ha quasi smesso di piovere e togliamo le tute antipioggia per andare a cena.

da Nico è il posto trovato.   Nico è  italiano e il menù è italiano,  quindi ci arrischiamo a prendere pizza e pasta.

Nulla di eccezionale né il locale né la ristorazione,  ma il ristoratore non perde occasione per scambiare due chiacchiere con i clienti italiani.

Nel corso della cena ci racconta tutta la sua  vita fiscale e commerciale fallimenti inclusi.  Giunti al caffè ci spiegava le debolezze del  sistema fiscale tedesco e non avendo preso il grappino ha dovuto sospendere, suo malgrado,  le confessioni per farci il conto.

Usciti dal ristoro ci inoltriamo per le vie di Schiltach che è un paesinodalle classiche case a graticcio (  facciate con travatura di legno a vista e muratura  intonacata ) dai tetti spioventi .

Particolari che conferiscono al paese un aspetto fiabesco.  Il rathaus (comune)   ha una facciata che sembra un libro stampato.  Si affaccia sulla piazza del mercato, in  pendenza dove si incrociano due strade e l’immancabile fontanella.

Orami è sera  le luci elettriche,  le strade umide e le case a graticcio  del 1500/1600,  conferiscono all’ambiente un qualcosa di magico.

E’ ora di tornare in albergo, per l’ultima volta rimettiamo l’antipioggia.  Piove.

All’uscita del paese una serie di “Flash” di colore rosso ci abbagliano, sono frontali, probabilmente un velox.   Si vedrà.

Il ritorno verso Schonwald , non è dei migliori, la pioggia, la strada bagnata ed il buio  rendono il ritorno impegnativo e non ci permettono di deconcentrarci dalla guida.

Dopo circa un ora siamo finalmente  dalla Sig,ra Sylvia,  che anche questa volta si arrabbierà per la moquette bagnata.

Non c’è tempo per le ultime battute, il maltempo e la stanchezza ha il sopravvento un saluto e di corsa in camera.

 

04/05

Maurizio ha lucidato al sua Goldwing e la moto accanto,  una pioggia  primaverile, fine e fitta,  gli ha rovinato tutto il lavoro fatto.

Una nuova giornata inizia.  Colazione, vestizione e pronti per il programma:  Villingen visita al centro e poi Tour della foresta nera del sud.

Giunti a Villingen parcheggiamo a lato della torre d’ingresso della vecchia cinta muraria.  Da qui  si accede alla via principale del centro storico,  sul lato opposto la seconda entrata con una torre speculare alla prima..

La strada è nettamente divisa in due da un canale di raccolta acque meteroriche  non più largo di 50 cm e poco profondo,  circa 30 cm.  I palazzi lungo la via  sono colorati e caratteristici

 

La strada  è tipicamente commerciale, ricca di negozi, bar e gente.

Oggi è giorno di mercato su una via laterale nei pressi della cattedrale e si sviluppano  attorno a questa,  a mo di doppia cintura i banchi di frutta, pane, alimentari in genere e fiori.

Noi Bikers,  uomini veri, ci  trasformiamo in operose massaie, facendo acquisti tra in banchi di frutta per un pranzo all’insegna della leggerezza.

Michela si assenta per un secondo e torna con un sacchetto da cui estrae dei brazel caldi appena sfornati, ottimi.

Si rimonta in moto e ci dirigiamo verso la sede della Touratech a Niedereschach

Per i possessori di una BMW( e non solo)  della serie GS è il tempio dell’accessorio.

Appagata la voglia di accessorio consumiamo il nostro pasto dietetico a base di frutta nei tavoli messi a disposizione all’esterno dalla Touratech  stessa.

Il bar interno è chiuso ripartiamo alla ricerca di un caffè.

Agostino, che guida il gruppo,  adocchia un bar ristorante con all’esterno un buon numero di moto parcheggiate.

Entrati  come di rito con il nostro pessimo inglese chiediamo:  one  coffee, espresso, il barista, ci riconosce come italiani e gli si apre il cuore.

E’ visibilmente emozionato non riesce a credere di vedere quattordici italiani tutti insieme, ci dice che lui è nato in Germania ma il cuore è palermitano.

Ci racconta delle soddisfazioni calcistiche, quando le suoniamo alla nazionale teutonica,  e di quanto deve tacere se parlano di politica, soprattutto  italiana.

Da lì al campanilismo il passo è breve così iniziano gli sfottò tra le varie regioni e città.

Quando lo lasciamo gli scappa una lacrimuccia.

Due note:  il caffè era accettabile e il barista aveva uno strano tatuaggio sull’avambraccio una scritta “la famiglia” .  Speriamo che si riferisse a quella dei suoi genitori.

Ripartiamo alla volta di  Schluchsee e del suo lago, con l’intenzione di visitare il paese.

Anche Schluchsee è un piccolo paese prevalentemente turistico.  Molti esercizi sono chiusi, siamo sicuramente fuori stagione.

Solo un manipolo di eroi decide di dedicarsi alla visita della cittadina ,  buona parte del gruppo si fionda in un bel bar aperto per fare merenda.

La passeggiata ci permette di visitare una chiesa di s. Nicola, di recente costruzione interessante sotto l’aspetto architettonico e decorativo al centro di un paese gradevole e semideserto.

Comincia nuovamente a piovere e torniamo dai nostri “compagni di merenda”  che ritroviamo al bar.   Altri di noi cedono alle lusinghe di una fetta di torta.

Risaliamo in sella alla volta di Waldshut  Paese sul fiume Reno che fa da confine con la Svizzera.

La cittadina  è molto simile a Villingen. Torri con porte d’ingresso, via centrale con canale di raccolta acqua , ecc.  .  Da qui non si vede il Reno.  Dal lato opposto al nostro ingresso al centro storico  spostandoci sulla sinistra incontriamo la   Reihnstrasseche ci conduce ad un bel vedere sul fiume Reno.

A prima vista risulta un bel fiume ampio e rigoglioso.  Le piogge lo hanno ingrossato e il limite di piena raggiunge gli argini.

Le rive sul versante Svizzero  sono costeggiate da alberi , villaggi con case ad un piano e ampi prati.  Verso l’orizzonte il fischio di una locomotiva a vapore attrae la nostra attenzione.  Procede in retro marcia  portandosi con sé un nuvola nera di fumo.

Anche il sole ha deciso di fare da corollario al quadro descritto.

L’unica nota stonata è la centrale nucleare che gli svizzeri hanno costruito a poca distanza dal confine con la Germania. Oggettivamente è una presenza inquietante.  Non tanto per come è fatta ma per ciò che rappresenta.

Dalla quantità di villette costruite a ridosso del fiume appare che  gli svizzeri la vivano in modo più sereno.

E’ ora di ritornare Schonwald dalla sig.ra Sylvia.

Dobbiamo percorrere  85 km, il sole  ha deciso di accompagnarci.  La strada  del ritorno sempre la mitica B500 si presenta in condizioni perfette, una serie di   curve di ampio raggio  si para dinanzi a noi. L’andatura, aumenta, allegra, senza esagerare,  ma allegra.  In poco siamo arrivati, sosta dall’oste preferito per dirgli che ceneremo lì.

La giornata è terminata le moto vengono parcheggiate, una vicino all’altra e via a fare doccia e cambiarsi con abiti più comodi.

Alle ore 20,30 con puntualità Svizzera/Germanica  siamo al “Gaststatte Klossterstuble”.

Entriamo nel locale, l’oste ci saluta cordialmente, un gruppo di donne vestite in rosso sta cantando “buon compleanno”,   la melodia è la stessa in tutte le lingue del mondo.

La cameriera delle sere precedenti non è di servizio, peccato, la sostituisce la proprietaria una signora anzianotta ma molto sveglia.

Ci fa sistemare nella sala da pranzo dove già sono presenti a tre tavoli e  altrettante coppie.

Sarà perché, cambiando personale si è dovuto ripetere tutto il rituale delle ordinazioni, sarà che era l’ultima sera , ma già dalle ordinazioni la serata si presentava allegra.

Si riparte con un misto di inglese, italiano e mimo per ordinare.

Antonio batte tutti riuscendo con un imitazione degna di  Marcel Marceau  ad ordinare del fegato alla veneziana ( o quanto meno con le cipolle).

Con il salire delle calorie da pasto e non solo,  aumenta l’allegria.

Verso il termine della cena l’oste, venuto al nostro tavolo ci mostra il suo “smartphone”,  sul “display”, il traduttore di google ha trascritto….. italiani belli…., forse intendeva simpatici.

Lo ringraziamo almeno in tre lingue  e comunque  siamo tutti d’accordo che anche …… Germanici belli…..; per suggellare il rapporto di simpatia ci offre un liquore locale, di un colore ambrato e un intenso profumo,  molto buono.

La serata scorre e anche l’ultima coppia di avventori si alza per andare via  salutandoci con … buona continuazione…, è un distinto signore tedesco, ha studiato legge a Pavia e non si è perso una parola di tutta la tavolata.

L’eco delle risate accompagna il gruppo per tutta la strada che separa il ristorante dalla pensione e credete non era poca, sia la strada che l’allegria.

 

05/05

E’ l’ultima colazione che facciamo dalla Sig,ra Sylvia,   I bagagli sono già stati rifatti, le moto asciugate e le catene lubrificate,   ci congediamo dalla sig.ra Sylvia e saliamo sulle nostre moto disponendoci in fila indiana aspettando che Agostino come sempre parta per primo per fare strada.

Il tempo ci assiste la giornata si preannuncia bella forse riusciremo a non prendere acqua per i 550 km che dobbiamo  percorrere per andare a casa.

Il programma prevede come prima tappa Schaffhausen in Svizzera per la  visita cascate.

È un po’ che viaggiamo e man mano che ci avviciniamo alla Svizzera il paesaggio inizia a cambiare.

Ci lasciamo alle spalle le zone umide e i relativi boschi,  i rotondi laghetti di origine glaciale – gli occhi scuri della Foresta Nera e  i  Grinden – i pascoli in alta quota ottenuti con i secolari lavori di disboscamento.

Una sorta di “contristezza”,  la contentezza di tornare a casa mista al tristezza di un viaggio che termina è forse nell’animo di ognuno di noi.

Siamo ormai alle cascate.

Parcheggio moto, spogliarello, guanti,  casco, paraschiena e via  a vedere le cascate.

Le cascate di Schaffhausen  sul fiume Reno sono di fatto in città.

Non compiono un salto da primato ma hanno un aspetto possente per il volume d’acqua e la velocità di caduta , sono discretamente ampie.

All’incirca a metà del corso d’acqua si eleva dalle acque uno sperone di roccia che divide in due parti la cascata.

Sulla parte sinistra, nel senso idrografico , cioè spalle alla sorgente,  su un promontorio è posto un castello, mentre sulla parte destra si sviluppa la città.

Parte del gruppo decide di visitare le cascate con il servizio battelli ( servizio che avviene nella parte di fiume inferiore, dopo il salto).

Scegliamo il giro completo, distinto per  colori , rosso giallo, blu.  Prendiamo prima il battello blu che esegue un ampio giro nel fiume e costeggia la cascata sino a farci ballare nelle tortuose acque; la nebulizzazione ci bagna il viso e le macchine fotografiche.

Tornati all’imbarco ci mettiamo in fila per il battello giallo che ci porta all’attracco dello sperone di roccia o isolotto in mezzo alla cascata. Il tragitto più breve è decisamente più movimentato qualche risatina di paura si sente.  L’obiettivo è ormai ricoperto di goccioline come noi (anche nelle giornate di sole).

Il battello attracca in uno stretto corridoio dove le acque sono relativamente  più calme, sentiamo il pilota aumentare il numero dei giri dei motori marini per vincere la spinta della corrente.

Scesi sulla piattaforma occorre salire sino in cima , in fila indiana, lungo una serie di strette scale.

Trovarsi in mezzo la corrente con  migliaia di metri cubi che ti sfiorano è emozionante e lo spettacolo è garantito.

Si rientra e si prende l’ultimo battello, il rosso,  è il percorso più tranquillo.   Ci traghetta dall’altra parte della sponda dove attracchiamo e prendiamo un sentiero che  porta ad una serie di terrazzamenti direttamente sulle cascate anche qui lo spettacolo non manca.

Infine  un ascensore panoramico ci porta al sovrastante castello.

Dai  bastioni si  puo’ ammirare le cascate dall’alto.

Rientriamo all’imbarco, un panino veloce una coca e raggiungiamo gli altri al parcheggio.

Vi è stata una piccola incomprensione alcuni non hanno pranzato per aspettare il gruppo. Insieme si decide di partire ugualmente.

La  direzione  e verso  Zurigo, Zug,  Brunnen, Altdorf, una sosta per la pipi e poi finalmente il  tunnel Gottardo.

Percorrendo il tunnel,  lungo circa 17 ,5 km e dopo aver percorso un paio di Km,  la temperatura  iniziava a salire, da i 20°   ai  25° , poi 27, 30  sino a raggiungere i 35,5° , il caldo è asfissiante e l’aria che respiriamo è ricca di Co2  dei gas di scarico.  Il vestiario è quello invernale e si prova una sensazione di elevato disagio.

Finalmente all’uscita del tunnel i polmoni riprendono a funzionare e la temperatura corporea si abbassa, sferzata dall’aria fresca.

Orami ci siamo,   Bellinzona, Locarno,  costeggiamo il lago Maggiore,  si passa la frontiera, siamo in Italia.

Una sosta poco prima di  Verbania, a Cannobio per far rifocillare chi non ha pranzato, e per chi ha voglia di  un buon caffè che ormai manca da cinque giorni.

Il mio viaggio con il gruppo finisce qui devo staccarmi per anticipare il rientro. Ho un impegno serale e ormai sono le 18 passate.

Roberto decide di accompagnarmi per non farmi fare il rientro da solo (non ne avevo dubbi).

Salutiamo i compagni di viaggio che riprenderanno la marcia da lì a poco.

Partiamo a Verbania incontriamo un carosello di auto e persone che festeggiano il 31° scudetto, li dribbliamo, pochi km e siamo in autostrada.

Per noi motociclisti l’autostrada non ha molto fascino è una striscia di asfalto che ci conduce da un luogo all’altro. In questo caso a casa.

 

Un grazie  a tutti noi,   per la pazienza e la tolleranza alle piccole divergenze ed alla voglia di stare insieme  per vivere una passione comune in amicizia.

 

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Qui aggiunta di foto del viaggio  …

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Foresta nera 1… 5 maggio 2013

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6 risposte a Foresta nera 1….5 maggio 2013

  1. mcgrugliasco scrive:

    !

  2. AGO scrive:

    bellissima gita, fantastico fare su e giù x le strade della foresta nera, il tempo non è stato neanche così male, siamo pure riusciti ad avere bel tempo x le visite nei paesi, avere sette panchine in riva al lago schluchsee, bere ottima birra, e la cosa migliore, un eccezionale gruppo di amici e soci

  3. franco scrive:

    Davvero una bellissima esperienza, unica, senza ombra di dubbio, lo scenario che mi è rimasto impresso più di tutto, oltre che per la bellezza dei luoghi , è stato sfrecciare con la moto in mezzo alla foresta , incolonnati uno dietro l’altro, come un serpente che si snodava in mezzo a due muri di alberi fitti che non lasciavano trapelare la luce, se non quella della strada da percorrere . Cosa posso aggiungere? La compagnia è stata fantastica, mi sono divertito e ho riso fino a rischiare di farmela addosso ! Le serate passate nella locanda di schonwald, cibo ottimo, birra buona, compagnia deliziosa, la gente del locale simpatica e disponibile. Dovessi dare un voto a questa gita da 1 a 10, darei 11.

  4. AGO scrive:

    parlo da presidente…..
    con dei soci così e l’organizzazione dei viaggi perfetta posso dire a gran voce che siamo un moto club fantagrugliastico
    o sbaglio????????

  5. Massimo scrive:

    Bravi ragazzi !!! oltre ad avere fatto un bel viaggio si denota un grande spirito di gruppo !!

    il tempo non è stato sempre dalla vostra ma vedo che non ha certo condizionato minimamente !! ciao

  6. Antonio Rina scrive:

    Condividiamo completamente il giudizio positivo che hanno espresso tutti i soci . Posti fantastici, compagnia eccezionale…….e nonostante i pregiudizi negativi sulla cucina e l’ospitalità tedesca siamo stati smentiti anche in questo.E’ stata un’ esperienza magnifica……… ….viva il motoclubgrugliasco .

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